Nell'estate dell'anno 1945,
quando l'immane tragedia che per sei lunghi
anni, aveva sconvolto il mondo era finita
o si stava esaurendo nell'estremo oriente,
nel nostro quartiere nasceva "l'Unione
Sportiva Corticella".
Il rione, come era chiamato allora, era amministrato
con avvedutezza da un Comitato che, come l'amministratore
del Comune era espressione del C.L.N.. Tale
comitato che si adoperava con gli scarsi mezzi
a disposizione per risolvere i tanti problemi
materiali urgenti, onde alleviare i disagi
della popolazione, era desideroso di fare
riacquistare agli abitanti la serenità
necessaria perché i rapporti interpersonali
ritornassero normali. Tale normalizzazione
era difficile a cagione degli eventi precedenti:
la guerra con i distruttivi bombardamenti
aerei, il duro razionamento dei generi alimentari
e dei beni di consumo, il mercato nero, l'occupazione
nazista, le deportazioni, la guerra civile
avevano sconvolto tutti i rapporti di umana
e corretta convivenza ingenerando incomprensione,
rancori, odio. Tante famiglie attendevano
con impazienza il rientro di congiunti prigionieri
di guerra o deportati, molte, troppe attese
rimasero deluse.
Uno dei componenti del predetto Comitato,
Giuseppe Nascé, era stato nei primi
anni venti presidente del gloriosissimo "Sport
Club Corticella", una società
ciclistica che mieteva allori nelle competizioni
dilettantistiche regionali ed extra regionali
ed aveva vinto un campionato nazionale a squadre.
A Nascé non sfuggiva il fascino che
emanavano gli sport popolari né il
loro potere di aggregare. Pertanto, d'intesa
con gli altri componenti il comitato, progettò
di costruire una società polisportiva
per la pratica dilettantistica del calcio
e del ciclismo dopo aver ottenuto, in comodato,
il terreno necessario per la realizzazione
di un campo di calcio nel primo tratto di
via S. Anna. Io che scrivo fui incaricato,
insieme ad altri sportivi, di dare concreto
avvio alla costituzione della Società,
in qualità di segretario della stessa.
Provvidi ad accogliere le adesioni e ad istituire
il libro dei soci, a predisporre la bozza
dello statuto e ad affiliare la Società
alle Federazioni sportive di competenza. Dante
Guazzaloca e Bruno Tosarelli sistemarono le
pratiche burocratiche relative all'insorgenza
del campo da gioco. Alberti si interessò
dell'organizzazione e Dante Balboni insieme
a Mario Sambri coordinò una frotta
di giovani e meno giovani (ricordo lo sportivissimo
Pietro Bassi che costruirono il campo da gioco).
Balboni con l'interessamento di Bruno Zorzi
riuscì a coinvolgere l'esercito U.S.A.
che mandò un caterpillar per chiudere
le scoline e spianare il terreno di gioco.
Fu costituito un comitato tecnico nel quale,
insieme ad Orlando Ansaloni, Enrico Pedrini
e Marani, furono chiamati Ovidio Bordoni e
Adriano Carpanelli che erano validi calciatori
e che sarebbero divenuti le colonne portanti
della nascente squadra. Questo Comitato ingaggiò
e tesserò i giocatori che costituirono
l'organico delle squadre: titolari, rincalzi,
giovanile. L'allenatore venne scelto nella
persona dell'ex calciatore juventino Corrado
Casalini.
La squadra venne iscritta al campionato
regionale di 1° divisione. A metà
settembre, dopo alcune partite amichevoli,
iniziò il campionato.
Che successo! L'Unione Sportiva Corticella
vinse nettamente il suo girone nel quale
militavano, oltre alle squadre di tutti i
rioni cittadini, le riserve del Bologna (allora
in serie A) e le riserve del Panigal (allora
in serie B) che erano escluse dalla classifica.
La squadra del Corticella batté il
Panigal e uscì a testa alta dallo stadio
"Dall'Ara", dove fu battuta per
1 a zero per mancata concessione di un gol
valido.
Il Corticella, il Conselice, il Crevalcore
e il Borgo Taro disputarono, successivamente,
un girone all'italiana per l'assegnazione
del titolo regionale di campione e promozione.
I primi tre incontri: Crevalcore e Conselice
in casa e Borgo Taro in trasferta furono puntualmente
vinti con merito. La partita con il Conselice
non venne omologata e venne annullata perché
l'ala destra Vitali (il popolarissimo Cianon)
aveva partecipato ad una azione, conclusa
in gol, senza una scarpa che aveva perduto
in un "tackle" nel corso dell'azione
stessa. Fu la fine dei successi. D'altra parte
sia i dirigenti che i giocatori erano consapevoli
che la Società non aveva l'impianto
idoneo (l'arbitro si cambiava nell'abitazione
più prossima al campo, per gentile
concessione del signor Tavliavini) né
avrebbe potuto reperire le risorse finanziarie
per affrontare un campionato di categoria
superiore.
I giocatori che agli ordini di Casalini difesero
i colori sociali vincendo il girone salvo
involontarie omissioni furono: Carpanelli
A., Cantelli A., Natali, Meluzzi, Chellini,
Longhini, Cantelli B., Cherubini, Zaccarini,
Librenti, Tassi, Vitali, Fratti, Guglielmi,
Bordoni, Stegagno, Roncarati, Poggi, Gaiani,
Celio.
Per illustrare il modo nel quale fu interpretato
e vissuto quel campionato dai giocatori e
dai dirigenti, nonché dalla popolazione
di Corticella racconterò un episodio.
Premesso che le uniche risorse finanziarie
della Società erano: il modesto importo
delle quote dei soci e i soddisfacenti incassi
derivanti dalla vendita dei biglietti delle
partite giocate in casa, tutti, dico tutti,
compreso il cassiere Balboni pagavano il biglietto
di ingresso al campo. Giocatori, allenatore
e dirigenti raggiungevano il campo ove si
disputava la partita con i propri mezzi (bici
o tram). La Società provvedeva esclusivamente
a fornire e fare lavare le magliette; a tutto
il resto del corredo pensava il calciatore;
(dalle vecchie foto si può notare che
i calciatori indossavano pantaloncini di colori
diversi). Quando si trattò di affrontare
la trasferta a Borgo taro, un centro che si
trova ai confini fra Emilia e Liguria oltre
il passo della Cisa, dovette provvedere la
Società. Il rag. Cresti ci fece ottenere
dal pastificio (che ad onore del vero ci aveva
fatto dono di una muta di magliette) il camioncino
Bianchi con l'autista. Partenza ore 5. Salirono
in cabina con l'autista l'allenatore che aveva
una gamba semirigida e Bruno Cantelli che
aveva lavorato durante la notte e doveva riposare.
Tutti gli altri nel cassone sulle panche di
legno. Viaggio allucinante sotto il diluvio.
Nella bella cittadina che ci ospitava per
la partita, la Società non poté
esimersi dall'offrire ai calciatori un leggero
pasto in trattoria: una pavese, una fettina
di carne e un frutto poi tutti al campo sportivo
in riva al fiume. I nostri avversari vantavano
l'inviolabilità del loro terreno di
gioco non si sa da quanti anni e ci pensò
il Corticella ad interrompere tale stato di
cose vincendo la partita.In fretta riprendemmo
la via del ritorno. Una sosta a Fornovo per
un panno e un the poi via di nuovo. Giungemmo
a Corticella in piena notte e trovammo nella
vecchia piazzetta, fra il CRAL e il Bar Centrale,
alcune centinaia di persone che avevano atteso
per conoscere il risultato dell'incontro e
che, conosciutolo, manifestarono tutta la
loro gioia e l'affetto per la squadra e per
la Società sportiva.
Per tutti noi fu il giorno più lungo
e faticoso e, certamente, il più gratificante.
Anche la Sezione Ciclistica fu attiva nel
1946. Era diretta da Peppino Nascé
e anche da Guido Sarti ed ottenne lusinghieri
successi con Corrado Corticelli. Per mancanza
di risorse finanziarie (assenza di incassi)
tale attività dovette essere accantonata.
Nell'inverno del 1946 fu organizzata una grandiosa
veglia danzante nel cinema Fonti. Iniziativa
che ebbe un buon successo e che procurò
fondi necessari per mantenere la gestione
in pareggio e per pagare la mano d'opera relativa
alla costruzione del muro di cinta del campo
sportivo prospiciente via S. Anna; (i mattoni
vennero recuperati dal rifugio antiaereo che
era crollato, fortunatamente dopo la fine
della guerra).
Da allora sono passati già vari decenni:
l' "l'Unione Sportiva Corticella"
ha partecipato ogni anno ai vari campionati
sportivi con alterne fortune e con grande
dignità. Tutto è cambiato; l'attuale
società può avvalersi delle
strutture del bellissimo Centro Sportivo Biavati,
grazie alla collaborazione del Comune di Bologna
e alla costante opera di volontariato dei
dirigenti della Società stessa. Quello
che non è mai cambiato è invece
il profondo attaccamento operoso e fattivo
dei dirigenti che si sono avvicendati in questi
anni. Precise sono rimaste anche le finalità
che la Società si è posta al
momento della costituzione: creare amicizia,
sana emulazione e avviare i giovani allo sport
per farli crescere sani nel corpo e pronti
a difendere con orgoglioso puntiglio i colori
per i quali si battono.